Nata in Inghilterra nel 1959
Il lavoro artistico di Mirella Daniell si nutre di numerose e diverse suggestioni che, ad un esame superficiale, possono lasciarci sorpresi o, semplicemente, darci le vertigini.
Come è possibile conciliare tra loro la passione per il ritratto con quella per le icone prodotte nel mondo cristiano-ortodosso? E la raffinatezza cinquecentesca di Grunewald con la naif ricerca libertaria di Joze Tisnikar? E la leggiadra accuratezza figurativa di Graham Sutherland con il sintetico e massimalistico scavo nelle leve dell'anima di Francis Bacon? E l'assoluto espressionismo dei corpi mummificati con le perfette stilizzazioni dell'arte orientale?
Tutto questo è presente, contemporaneamente, nel lavoro di Mirella Daniell, e di questi itinerari paradossali, giocati, sembra, per trovare la sintesi tra gli estremi del nostro mondo artistico, ritroviamo le tracce nella sua biografia, fin dalle origini, già esse stesse dualistiche.
Vive la sua infanzia a cavallo dell'Europa, tra Inghilterra e Italia, sui due fronti di un conflitto che ha visto gli uni vittoriosi e gli altri sconfitti; eppure, in questo conflitto c'è già la radice di tutti quelli che verranno successivamente. La radice materna, italiana, quella apparentemente più debole, perché sconfitta nel corso del recente conflitto, porta con sé l'influenza artistica più solida, più duratura. La scoperta della tradizione britannica verrà più tardi.
La guerra è finita da 15 anni e l'Europa sembra ancora in preda allo shock del risveglio, della presa di coscienza. Nei pomeriggi le stanze sono sempre un po' buie e sono molti gli argomenti di cui gli adulti parlano sottovoce. Ma nella sua vita è come se non ci fosse tempo per lasciare il mondo definirsi nella sua semplicità. Agli inverni freddi e piovosi dell'Inghilterra fanno da contrappunto i mesi estivi trascorsi in Italia, a Grosseto, a Firenze, a Ventimiglia e in Francia, sulla Costa Azzurra, in Provenza. Alla quiete della provincia inglese e italiana, circondate dal verde dei giardini e delle colline, si oppone la vita di città, con le sue frenesie ed i contrasti sociali più duri, a Liverpool, dove il padre si trasferisce per lavoro.
I primi disegni sono di alberi contorti, mura antiche bugnate, figure umane sdoppiate, come in compagnia della propria ombra. Ma in questo alternarsi d'identità, il gioco delle parti è ancora unitario, ancora concorre ad un'unica rappresentazione. La prima frattura, il primo incontro con un mondo diverso lo sperimenta quando si trasferisce negli Stati Uniti, in Texas, dove il padre si sposta per lavoro, insieme a tutta la famiglia. Sono gli anni in cui deve scegliere verso dove orientare la propria formazione e la scelta è obbligata dalla sua storia personale: la formazione linguistica, per ricomporre le sue radici, e l'arte figurativa, per ricercare nell'immagine quella sintesi che a momenti sembra impossibile comporre tramite la parola.
Sono gli anni in cui l'America (e il sud in particolare) è ancora attraversata dai vecchi contrasti sociali dovuti al conflitto razziale, ma sono anche gli anni successivi alla contestazione totale, agli hippies, alla rivolta giovanile. Il Texas è un osservatorio difficile e sorprendente nel quale la vecchia e la nuova violenza si manifestano contemporaneamente, ma senza incontrarsi, senza voler trovare itinerari comuni. Inizia a dipingere regolarmente. I suoi insegnanti la ricordano per il modo in cui elaborava graficamente le tematiche dei testi letterari studiati e per la sua pretesa che quei lavori pittorici venissero accettati in sostituzione dei saggi che le avevano chiesto.
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In questo periodo lavora con il rapidograph e l'acquerello su carta e inizia a sperimentare l'olio su tela. Con il rapidograph illustra testi letterari. Riserva l'olio ad una ricerca simbolica nella quale compaiono figure umane stilizzate. E' in questi anni che vede per la prima volta il lavoro artistico di Joze Tisnikar, un pittore sloveno noto in America per il volume dedicatogli nel 1978 dalla The Summerfield Press. Rientra in Inghilterra dopo aver finito i suoi studi universitari, ma è una permanenza di pochi mesi, riparte subito per andare a vivere in Grecia, dove ottiene un incarico per l'insegnamento della lingua inglese agli stranieri. Rimane in Grecia vari anni, ma insegna solo per i primi due. Entra in contatto con la tradizione delle icone cristiano-ortodosse e inizia a riprodurle per il mercato locale. E' ammirata dalla disciplina di vita che, secondo la tradizione, presiede alla produzione delle icone. La pittura come esperienza spirituale, come scavo nell'oggetto, che diviene ricerca nella propria interiorità, rimane una costante in tutto il suo lavoro successivo.
La Grecia non è lontana dall'Inghilterra. In questi anni inizia il suo incontro con la pittura britannica e con la Scuola di Londra, in particolare: Lucian Freud e Francis Bacon; ma entra in contatto anche con l'arte di altri pittori britannici, più o meno famosi, come Frank Auerbach e Graham Sutherland. La scelta figurativa si consolida sempre più e, con essa, il desiderio di stringere contatti sempre più forti con la tradizione classica italiana. Dopo il rientro in Inghilterra, l'ultima componente essenziale che trova la sua perfetta destinazione nel percorso artistico di Mirella Daniell è la scelta per lo studio della figura umana e per il ritratto.
Si tratta di una scelta laica, idonea ad esprimere, al di là delle facili sintesi di natura filosofica o religiosa, un puro e semplice discorso sull'uomo e, con esso, idonea a continuare quel lavoro di scavo nell'interiorità, propria e dei propri modelli, che aveva avuto inizio con l'incontro con la tradizione iconica. Un discorso che è anche un atto espressivo sui temi della differenza, così importanti per chi, come, lei, continua a viaggiare.
Dopo la Grecia, dopo un periodo di alcuni anni in Inghilterra, a Londra, Mirella Daniell ha vissuto per circa due anni in Svizzera, a Ginevra, poi circa tre anni a Roma, dove ha seguito i corsi dell'Accademia di Belle Arti e nel 2000 si è stabilita in Etiopia, ad Addis Abeba, dove incontra un altro modello di tradizione iconica, anch'esso relato al mondo cristiano-ortodosso, ma ricco di suggestioni provenienti dall'Italia, dall'Egitto e dal Medio Oriente. La sua ricerca continua così ad arricchirsi, senza però mai perdere di vista i grandi modelli dell'arte europea, che predilige, ed i grandi maestri del ritratto, come Degas, Cezanne e van Gogh. |